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IL NUOVO SITO E GLI APPUNTAMENTI CON IL REGISTA SALVATORE CARDONE............................
Cara Paola, mi hai appena chiesto una nota personale sulle attività e sui corsi di recitazione del mio “Studio Orale/Pedagogia dell’Attore”. Ecco qua. Vedo in giro montante una crisi delle accademie. Alla vecchia moltiplicazione di corsi scuole laboratori, che indicava, oltre a un mutamento del mercato del lavoro, anche un mutamento di fisionomia del “fare” - il teatro non si fa ma si insegna; e da parte del pubblico, simmetricamente: il teatro non si guarda ma si fa - si aggiunge adesso una forte flessione degli allievi nelle scuole a pagamento, con un’esplosione di richieste in quelle gratuite. Tutti e due brutti segni. La crisi economica non spiega tutto, ed è sintomo, non causa, di una crisi di contenuti, di una crisi delle cose un tempo necessarie e ora non più. Brutti segni di chiusura e scollamento dalla realtà, da parte delle accademie; di una genericità e debolezza delle ambizioni - ambizioni prive di progetto - da parte dei richiedenti. Genericità e debolezza che spiegano da un lato il non essere disposti a pagare per studiare - ma spesso se non comprano, la merce è scadente semplicemente - e che dall’altro trasformano i provini di ammissione nelle scuole pubbliche in “adunate degli zombie” come per un reality. Evidentemente le cose necessarie oggi sono altre, e il teatro va cercato altrove. Perché esso, da almeno mezzo secolo, “va cercato”, non è lì dove sembra che sia o dove dice di essere. Infatti alla crisi delle accademie non corrisponde una simmetrica crisi del teatro fatto. È una cosa che percepisco da molti anni. Nei convegni e negli interventi, da quando mi occupo sistematicamente di pedagogia teatrale, lo dico sempre: il teatro non è in crisi. Ne parlo anche nel Gallo di Fedro. A guardare il fenomeno del teatro di base - così si chiamava una volta - coi vecchi occhiali del teatro d’arte, esso risulta incomprensibile, “invisibile”. Ma quel teatro c’è. È improntato a processi di autopedagogia, a manifestazioni di autorappresentazione “orale”, di poesia flagrante e non mediata, di “scrittura diretta” ecc. Ed è privo di modelli. In questo è fenomeno del tutto novecentesco, cioè rivoluzionario. (Questo è stato il novecento, rivoluzione, e questa fretta di archiviazione è del tutto sospetta, perché chiama “nuovo” la restaurazione…). È possibile una pedagogia teatrale per questo stato di cose? Nelle accademie si accumulano “esperienze”, sequenze di stage intensivi che si annullano a vicenda, non si ha il coraggio di dare prospettiva; oppure si moltiplicano discipline, all’insegna del non solo e del quant’altro, con nomi sempre più fantasiosi ed improbabili, educazioni simultanee di questo e di quello, l’allievo fatto a pezzi sul tavolo di un teatro anatomico, i pezzi messi in una scatola di montaggio, l’allievo-ikea, lasciato poi da solo a “rimettersi insieme”. È possibile una pedagogia “unitaria” per la pluralità dei teatri possibili? Unitaria, non univoca… Ho scritto nel mio sito www.salvatorecardone.it: “Si tratta solo di essere vivi in scena, ciascuno a suo modo. Nella assoluta libertà di scegliere i propri percorsi. Nella coscienza che ogni attore è maestro di se stesso. Nella capacità autonoma di progettare la propria opera e la propria azione”. Non credo che esista una formazione per attori che possa prescindere da un’idea di teatro o da una forma di dramma. Non credo sia possibile insegnare a recitare in modo neutro e indifferente. La domanda vera è “quale teatro, quale dramma, quale attore…” Insegnare è semplicemente affiancare l’esperienza dei più vecchi alla personale ricerca dei più giovani. Quell’esperienza è lì, a portata di mano. Essi potranno avvalersene se solo lo chiedono. Questo è tutto, Paola. “Studio Orale/Pedagogia dell’attore” parte da qui. Sul mio sito e su facebook notizie e dettagli. Un saluto affettuoso, Salvatore Cardone
Perchè ultimamente non trovo più il tempo per scrivere................................................................................ Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. Anche un'arancia per la vitamina C e una tazza di tè verde senza zucchero per prevenire il diabete. Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d'acqua (sì, e poi espellerli, che richiede il doppio del tempo che hai perso per berli). Tutti i giorni bisogna bere un Actimel o mangiare uno yogurt per avere gli LCasei Defensis', che nessuno sa bene che cosa cavolo siano, però sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi bacilli (?) tutti i giorni inizi a vedere sfocato. Ogni giorno un'aspirina, per prevenire l'infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l'infarto ed un altro di bianco, per il sistema nervoso ed uno di birra,che già non mi ricordo per che cosa era. Se li bevi tutti insieme, ti possono dare un'emorragia cerebrale, però non ti preoccupare, perché non te ne renderai neanche conto. Tutti i giorni si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo per mangiare se ne vanno 5 ore. Ah, e dopo ogni pasto bisogna lavarsi i denti, ossia dopo l'Actimel e la fibra devi lavarti i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti... e così via finché ti rimangono 3 denti in bocca, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, il risciacquo con Listerine.. Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 necessarie per mangiare, 21. Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico. Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno. Già, non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz'ora (attenzione: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz'ora diventa una). Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni. Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica. Ah!, si deve fare l'amore tutti i giorni, però senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi e rinnovare la seduzione. Bisogna anche avere il tempo di spazzare per terra, lavare i piatti, i panni e non parliamo se hai un cane o ... dei FIGLI??? Insomma, per farla breve, i conti danno 29 ore al giorno. L'unica possibilità che mi viene in mente è fare varie cose contemporaneamente: per esempio puoi fare la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta così ti bevi i due litri d'acqua. Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l'amore (tantrico) col compagno/a che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra. Ti è rimasta una mano libera?? Chiama i tuoi amici! E i tuoi genitori. Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno). Il BioPuritas con la mela te lo può dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l Actimel, e domani fate cambio. Però se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi Amici (che bisogna annaffiare come una pianta) Adesso ti lascio, perchè tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, già non so più cosa sto facendo ... però devo andare urgentemente al bagno. E ne approfitto per lavarmi i denti....e se avrò tempo scriverò.
"Non potevo scrivere, e venivano fuori tutti i diavoli neri e pelosi. Avere 29 anni e non essere sposata - essere un fallimento- senza figli- ma anche malata di mente, non essere scrittrice" Quentin Bell, Virginia Woolf, mia zia ed. La Tartaruga Il nipote di Virginia Woolf ci parla della zia in una biografia senza dubbio molto dettagliata, ma che nulla aggiunge a quanto la scrittrice ci ha raccontato di se stessa. Veniamo a sapere che Leonard venne indotto a pensare che la malattia di Virginia non fosse veramente grave e a sposarla senza sapere quali terribili preoccupazioni avrebbe comportato quel matrimonio... Che importanza ha? Tirare fuori la parte più intima e privata della scrittrice non aggiunge nulla di più e niente toglie alla conoscenza delle sue splendide opere. Questa creatura sensibilissima, eterea e sensuale, minata da una malattia implacabile, sapeva che non sarebbe mai guarita. "Caro Leonard, sento con certezza che sto per impazzire di nuovo e che questa volta non ce la farò a riprendermi. Non riesco più a combattere. Se qualcuno avesse potuto salvarmi la vita questo eri tu. Tutto se ne è andato via da me tranne la certezza della tua bontà. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi." Nel racconto di Quentin Bell viene tirata fuori la parte meno conosciuta e poco importante della vita di Virginia...quello che voleva che noi sapessimo lei lo aveva già raccontato con sincerità nei suoi diari. Un libro inutile, ma che ha vinto il James Black memorial prize.... !!!! da non comprare!!!!
PICCOLE STELLE.............................................................................................................................................. "Sono le 21.30. Il pubblico si affolla davanti al botteghino. Fra un quarto d'ora avrà inizio lo spettacolo. Ecco l'istante nel quale sento soprattutto la responsabilità del mio compito: questa folla è anonima, sconosciuta, esigente. E mai, come in questo momento, io sono fuori, ancora completamente fuori del cerchio della finzione. Non mi sento ancora convinto di ciò che devo essere tra qualche minuto sul palcoscenico. Mi sento confuso alla folla; e mi sembra che debba anch'io avvicinarmi al botteghino e chiedere un posto per assistere allo spettacolo. Fino a che la luce della ribalta non mi acceca con le sue piccole stelle luminose e il buio della sala non spalanca il suo baratro infinito, io non prendo, nè so, nè posso prendere il mio posto nella finzione. I minuti inesorabili mi inseguono. E nella loro corsa mi prendono, mi travolgono, mi spingono verso la porticina del palcoscenico, che si richiude, sorda, alle mie spalle. La barriera è chiusa. Due ritocchi al trucco. Il campanello squilla, una prima, una seconda volta. La tela si leva. Ecco le piccole stelle. Ecco il teatro. Ecco l'attore." Eduardo De Filippo
CAMBIARE……………………………………………………
Mi è arrivata una mail da un certo Bill Harris dell’Oregon (che incanto i nomi americani!) a proposito di un metodo rivoluzionario che, mediante l’ascolto di alcuni CD, consentirebbe di cambiare completamente la propria personalità perdente per indossarne un’altra, mutuata da individui ricchi e famosi, che ci piloterà verso un travolgente successo. Nella sua lunghissima lettera Bill insiste sulla necessità di un cambiamento (che avverrebbe con metodi di persuasione occulta, mai per autodeterminazione) e afferma che con il suo CD la svolta esistenziale si avrà da qui a un anno. E se invece tra dieci anni il cambiamento non si fosse ancora prodotto, sarà disposto a restituire seduta stante i 199 dollari del CD. Da ciò si deduce che Bill dell’Oregon, oltre le leggi della svalutazione monetaria, conosce profondamente l’animo umano. Se in natura passare da uno stato all’altro appare un processo facile e privo di traumi, lo stesso non accade per gli uomini, aggrappati al proprio buco con tutte le forze. Kafka analizza in modo indimenticabile le nostre resistenze attraverso gli occhi di Gregor Samsa, che osserva ansiosamente gli arredi della sua camera da letto cercando nella loro staticità un appiglio per resistere e negare la propria metamorfosi. E non credo che Kafka intendesse proporre una metafora solo della sua storia personale. Quella che segue è una meditazione di James Freeman: Ho resistito ai cambiamenti con tutta la mia volontà Ho gridato alla vita: “Passa e lasciami qui”. Ma ho scoperto che il mio desiderio non sarebbe bastato a trattenerla. Ogni cosa finita ha un percorso obbligato Non posso chiedere a un attimo:”Resta” Perciò visto che non posso cambiare il cambiamento Ho cambiato me stesso E ho capito che quando lo lasciavo avvenire Il cambiamento da cui fuggivo Spesso tratteneva il bene per cui avevo pregato Sono rimasta colpita da quest’ ultima frase. Noi in effetti aspiriamo a realizzarci, ad essere diversi da come ci vediamo, vorremmo da infelici progettare la felicità…ma restando fermi e al sicuro. E mentre ce la ridiamo per lo scampato pericolo, intorno a noi cambiano le persone, le storie, le relazioni, le opportunità, tutte travolte dalla precarietà della vita. Il cambiamento, caro Bill, non porta al successo perché è già di per sé un successo. Forse nel futuro ci regalerà soldi e oggetti, ma nel presente ci offre l’impagabile ebbrezza della flessibilità. Il grande drammaturgo Samuel Beckett mette in scena sempre la stessa angosciosa tematica: l’aggrapparsi tenacemente al passato mentre il presente crolla (Ultimo nastro), procrasticare giorno dopo giorno decisioni che non verranno mai prese (Aspettando Godot), aggrapparsi al nulla del quotidiano malato (Giorni felici), l’ isolamento e l’incomprensione di chi “per caso” è stato catapultato nel cambiamento (Not I). Davanti a uno spettacolo di Beckett fino a qualche anno fa gli adulti si irrigidivano, mentre i giovani ridevano come pazzi cogliendo ogni sfumatura. Oggi non ride più nessuno, anzi Beckett è stato dimenticato, almeno in Italia. Nessun autore osa più niente, nessun produttore si azzarda a tirar fuori la testa per guardare l’orizzonte. Ma io credo fermamente che ci sia un tempo per partire anche quando sembra non esserci nessun luogo dove andare. Per libera e consapevole scelta. E con buona pace di Bill Harris dell’Oregon.
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SESSO, BUGIE E CAVE CANEM.......................................................................................................................
Leggo sul giornale: A Roma si torna a parlare latino. E lo si fa nei rapporti quotidiani, nelle ore di studio, di sport e di riposo, a pranzo e a cena, tra ragazzi di tutte le nazioni del mondo che comunicano nella lingua di Orazio, senza usare una parola di inglese. L’articolista continua il suo ameno cammino affermando che il latino si apprenderà come l’inglese: parlandolo! (Con chi? In seduta spiritica?) L’iniziativa nasce dalla congregazione “I legionari di Cristo” (Che c’entra Cristo con le legioni?) che vogliono creare un’ultima trincea (ma perché Santa Madre Chiesa parla sempre in termini militari?) per difendere la cultura. Ciò significa che invece di scrivere ke kzz stai fcnd sex a s lorenzo prln di pmpn se vuoi tl mnd, i nostri ragazzi opteranno per nunc est bbndm nunc pede libero plsnd tellus; e invece di sei collassato, flashato, un cell senza campo, un iPod tarocco, un pc impallato, si dirà più urbanamente Tytire tu patulae recubans sub tegmine fagi? Veramente utile e innovativo. E mentre Bella dà alla luce la figlia similmostro di Edward bevendo sangue zero negativo e per sopravvivere non esita a farsi mordere e trasmutarsi in vampiro a sua volta, nella goduria appassionata di tutte le ragazzine che finalmente hanno scoperto il piacere della lettura, i legionari dischiudono le fonti e mostrano le radici della cultura cazzeggiando in latino. Legionari! Dovunque siate annidati, a una certa bisogna rendersi conto che il Vivarium novum non può nascere dal passato ma dal presente. Lo diceva pure Orazio, andatevelo a riguardare. La grande trincea contro l’intolleranza, la segregazione, l’odio, la povertà, la disoccupazione et cetera si crea con una politica illuminata, saggia, onesta e lungimirante. Il futuro dipende dalla formazione di nuovi veri politici, fondando le basi di una vera nuova cultura che esaudisca i bisogni mondiali di un’economia sostenibile che migliori l’ambiente fisico, mentale e spirituale. Gli attuali Edward Cullen al governo si bevono il sangue della gente, si fanno le canne con il futuro dei giovani, vanno e mandano a puttane pur conoscendo la consecutio temporum. De Gasperi non possedeva nemmeno un cappotto, si dovette fare una colletta per renderlo presentabile ai colleghi europei. Eppure salvò l’Italia dalla fame. E non parlava latino fluently, che io sappia. Che c’entra questo con un sito teatrale? E proprio qui venite a cercare la coerenza?! Scialla! ops..Cura ut valeas e buone feste a tutti! Stick around!
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- IL GALLO DI FEDRO "Il teatro è abitare in maniera inaspettata luoghi e tempi abituali" Il grande regista e pedagogo Salvatore Cardone negli anni ’92-’93 aveva sperimentato nuovi “metodi” per realizzare laboratori teatrali nelle scuole, che privilegiassero la creatività dei ragazzi e sviluppassero in modo naturale e profondo la coscienza critica del testo. E questa è solo la premessa del libro, come se l’autore ti invitasse a una tranquilla passeggiata nel parco per poi proiettarti nell’atmosfera inebriante e sottile dell’Himalaya, con splendide pagine sul rapporto tra teatro e pedagogia, espressione di una cultura vissuta, profondissima, di una passione e di un talento che si rivestono di raffinata e commovente poesia. E fanno parte del coro le strade di Napoli, le scuole, professori stanchi di scrutini, professori vivi, entusiasti, l’estate che incombe, la sosta nella biblioteca con gli scaffali lignei del settecento, quasi un fondale di teatro. Cardone va e chiede, propone, organizza, parla a tutti e con tutti, non sembra mai stanco (chi lo conosce sa che veramente non è mai stanco), il suo sguardo è limpido, ironico, affettuoso. Sullo sfondo l'emergenza rifiuti a Napoli e dintorni, come la raccontano i media, forse molto diversa dalla realtà. Ma quelle immagini, si domanda l’autore, quando sono state girate? E a Chiaiano la guerriglia è vera o solo studiatissimo reality? E subito il paesaggio si fa stato d’animo:”E le cose che vedo qui, oggi, io, sono immagini in diretta o le ho registrate chissà quando e credo di vederle adesso?” Un libro straordinario, da leggere come fosse “Le mille e una notte”, in uno spazio/tempo interiore dilatato e sereno, un omaggio al teatro come lettura del presente, strumento per stare nella storia, patrimonio, bene pubblico, volano identitario, amore di tutta la vita.
IL GALLO DI FEDRO di Salvatore Cardone da non perdere!!!!!!!! ATONEDIZIONI |



