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EXIT ONE ELEVEN - NO RADGES........................................................................................di CARLO BARATTA
Immaginate di arrivare nel cuore musicale degli Stati Uniti: il Sud. Lo chiamo il cuore perché la maggior parte dei generi musicali più importanti sono nati lì; la musica nera come il Blues e il Jazz oppure il puro e semplice Rock&Roll e infine il Country. Il Country è uno dei generi musicali Americani più caratteristici, antichi e riconoscibili; il genere Country nasce agli inizi del ‘900 negli stati del sud, dall’unione di più sottogeneri musicali quali le ballate Western, il Bluegrass cioè parti acustiche con Banjo, chitarra, mandolino e violino e il Gospel soprattutto per le tematiche religiose.
Negli anni la musica Country ha avuto alti e bassi, forte nel mercato americano, debole o forse non del tutto capita all’estero; grandi voci di questo genere però hanno scavalcato molte delle barriere musicali imponendosi come le più influenti della storia della musica: da Hank Williams, morto giovanissimo (a soli 29 anni) ma capace di ispirare quasi la totalità della musica anni 50 e 60 a Johnny Cash, il cantante forse più famoso della scena Country anche al di fuori degli Stati Uniti, fino alle grandi voci femminili come Patsy Cline o Dolly Parton per arrivare al più recente successo mondiale della giovane Taylor Swift con il suo Country pop.
Tra le correnti nate dal Country c’è il Red Dirt, chiamato così dal colore della terra dell’Oklahoma , allargatosi a macchia d’olio nel Texas e Kansas e caratterizzato da impronte Rock e Folk mantenendo però elementi tipici del Country come l’uso di strumenti come l’armonica o il banjo uniti a chitarre elettriche e batteria . Si ottengono quindi delle sonorità più moderne ma legate strettamente alla “tradizione” del sud e delle ballate Western. In questo ambiente nascono nel 2011 gli Exit One Eleven a Little Rock in Arizona.
Fortemente influenzati dal mondo Country rock della loro città e unendo un prolifico scrittore ad un mix di chitarre e armoniche si avvicinano con entusiasmo al Red Dirt Country Music. Gli elementi caratterizzanti del loro gruppo, oltre alle ispirazioni tratte dai loro miti come Johnny Cash e la Randy Rogers Band, sono la passione e il divertimento; infatti Alan, voce leader e chitarra, Jimmy, chitarra elettrica e voce, Jose, batteria e voce e Kenny, chitarra elettrica, si esibiscono insieme ad amici e colleghi soprattutto dal Texas per rendere l’esperienza della loro performance ancora più unica. Bellissime canzoni originali vengono accompagnate da cover di grandi classici il tutto fa si che ascoltare gli Exit One Eleven diventi un’ ottima esperienza non solo per conoscere la musica Country, ma anche un ‘occasione per sentire semplicemente dell’ottima musica.
(Alan Hunt - chitarra, Jon Burnett - basso, Jose Colunga - batteria, Jimmy Sullivan - chitarra elettric
Se volete ascoltare un'anticipazione del disco andate sul sito del gruppo: exit111band.com
Se volete avere notizie sui concerti:facebook.com/exitoneeleven
EQUILIBRIO.............................................................................................................................................................
L’Auditorium Parco della Musica ospiterà nel mese di febbraio l’ottava edizione di Equilibrio - Festival della nuova danza, la rassegna che offre una panoramica sulla danza mondiale ospitando artisti emergenti e maestri eccelsi della scena internazionale. Anche quest’anno la direzione artistica è affidata a Sidi Larbi Cherkaoui, il coreografo e danzatore belga più volte ospite della programmazione di Musica per Roma. Il cartellone messo a punto da Sidi Larbi Cherkaoui alternerà figure storiche della danza e del teatro-danza ad artisti più giovani, che si muovono in territori di confine tra la danza, il circo e il teatro. E sarà proprio Cherkaoui ad aprire il festival con Tezuka, la sua nuova creazione, ispirata a Osamu Tezuka, disegnatore di manga, artista di fama mondiale. “Astro Boy” e “Buddha”, due dei manga più famosi nella cultura popolare giapponese, catturano in particolar modo l’immaginario di Cherkaoui che esplora il visionario mondo di Tezuka: una miscela di tradizione, fantascienza e realtà contemporanea. La filosofia, i disegni e i personaggi del “dio dei manga” prendono vita sulla scena attraverso il movimento dei danzatori che traccia l’evoluzione fisica dei disegni di Tezuka dalla linea nera sulla pagina bianca al singolo kanji (carattere di scrittura giapponese), sino ad arrivare al personaggio manga. Tra gli altri ospiti della rassegna l’enfant terrible della danza contemporanea Dave St-Pierre che presenterà all’Auditorium Un peu de tendresse bordel de merde!, il secondo capitolo della trilogia Sociologie et autres utopies contemporaines, un’esplorazione dei riti dell’amore contemporaneo. La prima parte del progetto, La pornographie des âmes, è stata presentata al Festival Equilibrio nel 2010. All’interno del Festival, il consueto appuntamento con il Premio Equilibrio Roma per la danza contemporanea giunto quest’anno alla quinta edizione.
LANG LANG: LISZT O IPAD?.............................................................................................
Bambino prodigio, adolescente costretto a trascurare i giochi per il pianoforte, nemmeno ventenne il cinese Lang Lang fa già registrare il tutto esaurito nelle sale da concerto di mezzo mondo. E a 29 anni è l'unica vera popstar della musica classica, adorato da milioni di fan, tra cui la regina Elisabetta e Barack Obama. Ieri si è esibito a Philadelphia, in un concerto per celebrare i 200 anni dalla nascita di Liszt che sarà trasmesso via satellite oggi nei cinema di tutto il mondo (in Italia le sale sono 40, l’elenco su www.nexodigital.it). Lei ha suonato alle Olimpiadi di Pechino, seguito da 5 miliardi di persone e si esibito spesso anche su YouTube.
Che differenza c'è con l'operazione di oggi? «Quella di oggi è stata una mia idea, quindi la responsabilità del successo o di un eventuale fallimento è mia. Poi Liszt è davvero una mia esigenza personale, un evento che si intreccia con la mia storia personale».
Il Metropolitan ha appena trasmesso l'Anna Bolena da New York nei cinema europei: il futuro della classica passa per il grande schermo? «Magari. La Rete ci ha fatto capire che gli eventi, le idee, le emozioni possono essere condivisi a distanza da tante persone insieme. In questo caso si usa una rete diversa, più tradizionale, ma che arriva dove certi eventi non arriverebbero mai. Il grande schermo poi ha un fascino e una potenza visiva notevoli».
Per Gran Turismo 5 ha firmato la prima colonna sonora di un videogioco interamente con classica, mentre di solito si usa heavy metal o rap. E' stata una sua idea? «Mi è stata proposta e mi ci sono dedicato con entusiasmo: mi piace quel mondo e ho pensato che fosse uno strumento eccezionale per arrivare a un pubblico che di solito non avvicina mai la classica».
Come hanno reagito i ragazzi? «Benissimo! La musica classica è un veicolo di emozioni potente, la gente spesso la conosce senza saperlo». La Sony punta su di lei come ambasciatore delle nuove tecnologie: cosa può fare il 3D per la classica? «Nel caso di un pianista il 3D dà delle possibilità di studio del lavoro delle mani molto efficaci. E poi è emotivamente molto coinvolgente. Alla fine sta tutto nelle emozioni: la gente o la coinvolgi oppure si allontana. Il 3D aiuta».
Lo scorso anno per un bis ha suonato un iPad: è possibile usarlo come un vero strumento musicale? «Non per me. Sì per un ragazzino che, incuriosito, possa avvicinarsi con immediatezza, semplicità e godendo degli elementi istintuali della musica, come il ritmo. Il ritmo è il vero istinto dei bambini di oggi, ma anche il ritmo va coltivato».
Che rapporto ha con la musica pop? Ha artisti o generi preferiti? «Ottimo, ne ascolto tantissima, con piacere. Mi piace Alicia Keys».
Con chi vorrebbe suonare tra gli artisti pop? «La lista è enorme, poi bisognerebbe capire come, e la cosa si complica. Io sono un artista di repertorio classico».
Com'è nata la sua collaborazione con Herbie Hancock? «Il jazz è il linguaggio non classico più vicino alla musica classica, quindi è un incontro molto più facile. E' stato un tour fantastico, ma la nostra collaborazione non è ancora finita e gli esiti potrebbero essere la prossima notizia, quindi…»
Il suo concerto è dedicato al bicentenario di Liszt. Perché lo definisce il suo «eroe»? «E’ un amore che mi ha segnato la vita. Poi studiando il suo ruolo nella storia del pianismo classico, ho sentito una serie di coincidenze con la mia personale storia di concertista, che spero non vengano considerate immodestia da parte mia. Liszt ha rivoluzionato la figura del concertista nella sua epoca e anch'io sto cercando di cambiare qualche cosa. Diciamo che entrambi non abbiamo paura della popolarità e non riteniamo che faccia male all'arte».
Non si sente mai troppo giovane rispetto al suo pubblico quando suona in Europa o in America? «Spesso. Il primo concerto negli Usa fu uno choc. In Cina ai concerti vedevo solo ragazzini, al massimo i genitori che li accompagnavano. Fare il pianista in Cina significava confrontarsi con i propri coetanei. Quando guardai il pubblico in Usa vidi solo teste grigie. Non capivo che cosa fosse successo. Nel mio piccolo ho cercato di cambiare questa cosa, i miei amici in Italia mi dicono che ai miei concerti si vedono persone diverse dal solito, molti giovani. Un motivo in più per amare l'Italia».
C’è un compositore che non ha ancora suonato perché sente di dover ancora crescere, studiare e sperimentare prima di affrontarlo? «Tanti, c’è ancora tanta musica che devo affrontare con lento e meticoloso studio prima di poterla portare al pubblico. Non è fantastico? Nuove sfide, nuova conoscenza».
Ha raccontato le difficoltà e le durezze della sua carriera: ma oggi sarebbe la grande star che è se non avesse fatto quei sacrifici? «No, di certo no. Io cerco sempre di essere chiaro: la musica classica è per tutti nel suo approccio immediato ed emotivo. Ma se vuoi diventare un professionista devi andare molto oltre e affrontare un percorso durissimo e serissimo, con costanza. E l’ultimo gradino lo fa sempre il talento: se mi esercitassi come calciatore 12 ore al giorno, non combinerei nulla ugualmente. L’ultimo scatto non lo fa la volontà o l’amore, lo fa la natura. La cosa più importante è capirsi e non pretendere da se stessi ciò che non c’è, altrimenti si soffre per niente. La sfida di un genitore è proprio questa».
Suo padre è un musicista costretto a rinunciare alla carriera dalla rivoluzione culturale. Nel bene e nel male, quanto ha pesato la sua figura per lei? «Moltissimo. Mio padre è la chiave della mia storia, come ha detto lei: nei momenti positivi e nei momenti duri. So che è un argomento difficile da capire per voi, soprattutto in Italia, dov’è un tema ricorrente nelle interviste, anche perché credo che la vostra visione della famiglia renda inconcepibile il rapporto padre-figlio della vecchia cultura cinese. Ma bisogna sempre fare lo sforzo necessario per comprendere».
Il piano è uno strumento che in Europa di solito trova seguaci tra persone di una certa età e cultura. Come mai invece l’approccio della Cina è più democratico? «Il pianoforte in Cina è diventato una moda, come da voi il calcio. Anzi, di più, uno status symbol: un bimbo che studia piano fa capire che la famiglia ha raggiunto un certo livello sia economico sia culturale, significa che ha fatto molti passi in avanti, che si è evoluta. Ma è uno status symbol che poi durerà, che porta pensiero, azione, disciplina, non come altri segni del successo che di solito sono vuoti. Questo no. Quindi è una cosa positiva».
E cos’è per lei la democrazia? «Una bella idea concretizzata in secoli di storia, riflessioni, ripensamenti, evoluzione, tra mille errori e momenti altissimi. La disinvoltura di un pianista nei passaggi difficili sembra semplice ma viene da anni di esercizio, studio e riflessione».
Quanto è importante la cultura musicale per la Cina? «In questo momento moltissimo. Spero che duri, spero che aumenti, spero non passi mai».
Come mai ha scelto di suonare anche musica cinese su uno strumento così occidentale come il pianoforte? «In Cina ci sono molti compositori contemporanei molto interessanti, un fronte dell’amore per la musica molto poco conosciuto in Occidente dove ormai siete abituati ai concertisti cinesi virtuosi ma poi non si va oltre. Mi piace l’idea di portare anche questo aspetto alla luce. Vorrei potenziarlo in futuro».
Ha inciso un disco con Bocelli, ma cosa conosce della musica italiana di oggi? «Poco».
Nelle scuole italiane la musica non si insegna, i conservatori sono pochi, la cultura musicale è in declino. Fosse ministro della cultura cosa farebbe? «Farei di tutto. Come faccio ora, ma con molto più potere o forse meno. Non conosco nei dettagli il vostro sistema. In generale l’Occidente sta vivendo, anche a causa della crisi, un momento molto difficile per le istituzioni musicali. Ora bisogna capire se, come in molti paesi, le difficoltà sono solo economiche e quindi risolvibili una volta che la crisi passerà, oppure se manca la volontà, e allora il problema diventa cronico e non legato ai fondi. Anche in questo senso credo che lo sforzo di divulgazione sia importante».
Cosa la spinge a dedicare tanto del suo tempo all’educazione musicale dei bambini?
«Il desiderio di restituire al mondo il grande dono che mi ha dato, di condividerlo. E poi la compagnia dei bambini mi piace e io piaccio a loro. Mi dicono che sono bravo a incoraggiare, a spiegare le cose complicate con esempi facili, divertenti, comprensibili. Ma perché mi dovrei negare questo enorme piacere? L’ha mai vista la faccia di un bambino della Tanzania quando per la prima volta, nel mezzo della savana, ascolta un brano di musica classica, anche suonato su una pianola scassata? E’ un’esperienza fortissima, è la dimostrazione che il linguaggio musicale non conosce barriere. Quello è l’impatto magico che i bambini hanno e che gli adulti nascondono dietro la paura di essere ignoranti per la classica o i preconcetti che la classica sia noiosa. Io inseguo quel momento di emozione assoluta».
'un colpo ogni cosa è cambiata, il tono, l'aria, non si sa che pensare, chi ascoltare. Quasi che per tutta la vita ti avessero condotto per mano come una bambina e, a un tratto, ti avessero lasciato: impara a camminare da sola. E non c'è nessuno intorno, nè amici nè autorità costituite. Allora ci si vorrebbe poter affidare all'essenziale, alla forza della vita o alla bellezza o alla verità, perchè esse, e non le autorità umane ormai travolte, ti dirigano in modo sicuro e senza riserve più di quanto non avvenisse nella solita vita di sempre, ora tramontata e lontana.
DONNE INSORTE NEL RISORGIMENTO ITALIANO : questa estate in Sicilia, prima tappa ad Alcamo. (ancora non abbiamo le date perchè devono inserirci nella programmazione delle province interessate)
SOGNO D'AUTUNNO "Sesso/che parola/e Dio/sono /la stessa cosa/ comunque più uno ne parla/del sesso/ e più uno ne parla/ecco, di Dio/ e più svanisce quello di cui stiamo parlando/e alla fine rimangono solo le parole" Al teatro Vascello di Roma è in scena il capolavoro di Jon Fosse con Sergio Romano, Viola Graziosi, Massimo Lello , Elisa Amore. Regia di Alessandro Machìa. (fino al 23 aprile) Folgorante, da non perdere!!!!!!!!
UNA VITA ALL'IMPROVVISA di Franca Rame e Dario Fo
E' la storia della vita di Franca Rame che Dario Fo ricava da una grande busta di appunti trovata per caso in un armadio: la compagnia del padre, la straordinaria famiglia di attori, gli spostamenti quasi giornalieri di piazza in piazza, l'incontro con il marito, gli spettacoli di impegno politico e sociale, lo stupro, le battaglie contro la censura. Sono rimasta colpita dal modo di fare il teatro di Dario Fo, insieme agli operai, al pubblico, con interventi e cambiamenti "in diretta", copioni scritti in pochissimo tempo al passo con la cronaca di ogni giorno... Questo libro è un grande insegnamento per noi autori abituati a scrivere in tempi lunghissimi spesso di argomenti solo marginalmente attuali e quasi mai calati nel rigore dell'impegno sociale.
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